Il trasferimento embrionale in utero è l’ultimo passaggio clinico-biologico di tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) di 2° livello. Esso deve essere eseguito nel modo meno traumatico e nel tempo più breve possibile, per evitare che gli embrioni possano essere danneggiati in modo irreversibile dallo shock termico e/o biologico.

Il trasferimento dell’embrione è eseguito dopo tre giorni (embrione a otto cellule) o dopo 5-6 giorni (blastocisti) dal prelievo ovocitario. Allo stadio di blastocisti ci troviamo nella fase, dove in natura l’embrione arriva nella cavità uterina e dovrà necessariamente impiantarsi per sopravvivere.

Cos’è la blastocisti?

E’ l’ultimo stadio di formazione dell’embrione (circa 180 cellule), costituito da una cavità interna ripiena di fluido, detta blastocele.

Le cellule della blastocisti si dividono in:

– TROFOBLASTO: sottile strato esterno;

– ICM (massa cellulare interna): piccolo gruppo di cellule situato all’interno di un polo del trofoblasto.

Le blastocisti sono classificate in base alla loro espansione, alle caratteristiche dell’ICM e del trofoblasto.

Come avviene l’impianto?

L’impianto è quel processo che consente alla blastocisti di trarre nutrimento dall’utero materno.  L’impianto dura circa sette giorni e si può schematizzare in tre fasi:

  • Apposizione: l’embrione si appoggia all’endometrio, accostandosi a una zona specifica;
  • Adesione: l’embrione deve riuscire a creare dei legami più forti con l’endometrio, deve “agganciarsi”;
  • Invasione: l’embrione emette dei prolungamenti che penetrano nell’endometrio, raggiungendo i vasi uterini.

L’impianto termina intorno al 14° giorno dopo la fecondazione; se è avvenuto con successo, ha inizio la gravidanza. In tutto questo periodo, sia l’embrione sia l’endometrio esercitano un ruolo attivo, comunicando tra loro attraverso la secrezione di mediatori chimici. L’impianto dipende da numerosi fattori, correlati principalmente con la qualità dell’embrione e con la recettività dell’endometrio. Si valuta che il 30-50% delle mancate gravidanze sia da attribuire ai fallimenti d’impianto.

L’endometrio umano diventa recettivo alla blastocisti soltanto per un breve periodo, durante il quale l’impianto è molto probabile. Tale periodo è chiamato “finestra d’impianto”, dura circa tre giorni e coincide con la fase secretiva intermedia, dal 19° al 21° giorno del flusso, se consideriamo un ciclo regolare di ventotto giorni.

Come migliorare l’attecchimento?

Molti studi hanno evidenziato che effettuando un particolare graffio sull’endometrio in maniera del tutto indolore (tecnica denominata Pipelle) nel ciclo precedente al trasferimento embrionario, si è avuto un notevole aumento delle percentuali d’impianto/gravidanza. Ciò perché questo tipo di graffio aumenta la produzione di specifiche sostanze, dette citochine, che intervengono in questa fase delicata.

Alcuni studi hanno individuato un profilo di recettività endometriale che può, pertanto, essere utilizzato come strategia per determinare il periodo finestra; tale periodo non cambia tra un ciclo e l’altro per un periodo relativamente lungo della vita riproduttiva. Il test di recettività endometriale, ERA Test, consente di valutare lo stato di recettività dell’endometrio mediante una biopsia del tessuto che sarà effettuata dopo sette giorni dal picco di LH o dopo cinque giorni dall’assunzione di progesterone. L’ERA Test introduce il concetto di PET (Personalized Embryo Transfer) poiché la conoscenza del periodo finestra permette di trasferire l’embrione quando l’endometrio è sicuramente pronto a riceverlo. La personalizzazione dei trattamenti e delle strategie è un concetto vincente in medicina della riproduzione perché consente di recuperare quella quota d’insuccessi dipendente da fattori individuali. Grazie alla PGS/PGD e a un miglioramento dell’endometrio, oggi è possibile ottenere il 70% di gravidanza dopo il trasferimento embrionario di una singola blastocisti.

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