Ipotiroidismo o insufficienza tiroidea.

In Italia il 10% della popolazione è affetta da patologie tiroidee, spesso senza sintomi, con prevalenza del sesso femminile.

Una di queste patologie è l’ipotiroidismo materno in gravidanza che, se non curato perché non se ne è consapevoli, può provocare danni al feto e compromettere il decorso della gestazione. Il feto infatti, nel primo trimestre, non è in grado di sintetizzare gli ormoni tiroidei e, in questo periodo sia lo iodio, fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei fetali, che gli ormoni tiroidei stessi sono di esclusiva provenienza materna. In questa fase iniziale, nel feto si forma il sistema nervoso centrale proprio sotto il controllo dello iodio e degli ormoni tiroidei materni, e la loro insufficienza può avere una ripercussione negativa sulle funzioni mentali del bambino che si manifestano come disturbi neuropsichici nella prima e seconda infanzia. Talvolta, infine, nel feto si può presentare con maggior frequenza stresse morte fetale.

Nella gestante, l’ipotiroidismo non compensato può comportare maggior rischio di aborto spontaneo, distacco placentare, preeclampsia, ipertensione arteriosa, gestosi, anemia, parto pretermine e emorragia post partum.

L’ipotiroidismo in gravidanza è presente in 2-3 donne su 100.  Di queste lo 0.3-0.5 % presenta un ipotiroidismo conclamato (TSH alto e FT4 basso) e il 2,5 % un ipotiroidismo “subclinico” (TSH elevato ma FT4 normale). Le cause di questa patologia sono: la tiroidite cronica autoimmune (la più frequente causa in Italia), uno scarso compenso con tiroxina in chi ha subito l’asportazione totale della tiroide e nelle affette da ipotiroidismo congenito. e, in ultimo, una carenza iodica grave. Nella gestante, comunque, in Italia va sempre integrato l’apporto di iodio, oltre che con l’uso di sale iodato (“poco sale ma iodato”), con l’assunzione di appositi integratori, che fanno raggiungere l’introito giornaliero raccomandato in gravidanza di 220-250 mcg/die, quando normalmente dovrebbe essere di 150 mcg/die.

La tiroidite cronica autoimmune (malattia di Hashimoto), generalmente con componente ereditaria, può insorgere in età infantile e adolescenziale o più frequentemente in età adulta, in particolare nel sesso femminile. E’ caratterizzata dalla presenza di autoanticorpi anti Tireoglobulina ma soprattutto di anti TPO (tireoperossidasi). Inizialmente può decorrere senza sintomi, pur essendo positivi gli autoanticorpi,quando non ci sia da parte di questi un danno grave sulle cellule tiroidee che causi una diminuzione della sintesi degli ormoni tiroidei, con conseguente importante innalzamento del TSH. In questa patologia sono più frequenti noduli che devono essere considerati con attenzione, perché possono essere più facilmente non benigni.

Come prevenzione, è prudente eseguire nelle donne in età fertile, soprattutto se in previsione di una gravidanza spontanea o con fecondazione assistita, un semplice prelievo per TSH, FT4 e TPOAb, per identificare un’alterazione della funzione tiroidea e presenza di autoanticorpi. Eventualmente la funzione non sia non compensata, è necessario adeguare la dose di ormone tiroideo assunto in modo da portare il TSH ai valori raccomandati già prima del concepimento e nella prima fase della gravidanza (minore di 2,5). Le stimolazioni ovariche, infatti, comportano un aumento sensibile degli estrogeni e quindi delle proteine di trasporto degli ormoni tiroidei, il che riduce la quota attiva con conseguente aumento del TSH. Per questi motivi è necessario aumentare la terapia per portare il TSH a valori inferiori a 2,5, già da prima della stimolazione oltre ad assumere integrazione di iodio e acido folico (contenuti in integratori appositi allo stato gravidico).

Riassumendo: la dose di ormone tiroideo (Eutirox, Tirosint, Tiche) deve essere quella idonea a mantenere il TSH inferiore a 2,5 nel preconcepimento e durante tutto il primo trimestre di gravidanza e fino a 3,0 nel secondo e terzo trimestre. La terapia con tiroxina, che durante la gestazione generalmente viene incrementata circa del 30%, deve essere ridotta subito dopo il parto, facendo controlli di TSH e FT4 FT3 dopo un mese dal parto per aggiustare il fabbisogno di tiroxina, considerando una possibile tiroidite post partumnel 7% dei casi. La somministrazione dell’integratore di iodio, invece, va protratta per tutta durata dell’allattamento per poi tornare al solo sale iodato.

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Scheda informativa Ipotiroidismo sul sito SIE (Società Italiana di Endocrinologia): CLICCA QUI

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