Il bisogno di preservare la propria fertilità, sia per ragioni sociali che mediche, è molto aumentato nel corso degli ultimi anni.

Preservare la fertilità per motivi sociali: cosa s’intende?

Con il passare degli anni si è osservato un ritardo della maternità per motivi sociali. Nei paesi industrializzati le donne tendono a rimandare il progetto di avere un figlio per dedicarsi di più alla propria realizzazione professionale.

La riserva ovarica della donna però non aspetta.

Nella donna diminuisce progressivamente con l’età in modo tale che raggiunti i trentacinque anni resta all’incirca un decimo della quantità ovocitaria iniziale. Oltre la quantità diminuisce anche la qualità degli ovociti cosicché le possibilità di gestazione iniziano ad abbassarsi man mano che si avanza con l’età. Queste possibilità dipendono dalla riserva ovarica originaria e da fattori genetici, ambientali e tossici ai quali la donna è esposta durante la sua vita. Di conseguenza si consiglia di realizzare la preservazione della fertilità quando la riserva ovarica è adeguata.

Preservare la fertilità per motivi medici: in quali casi eseguirla?

La preservazione della fertilità per motivi medici può essere indicata in caso di:

  • Tumori maligni con necessità di effettuare chemio o radio-terapia;
  • Malattie non tumorali: quando si rendono necessarie cure che mettono a rischio la funzione riproduttiva, come ad esempio il trapianto di midollo osseo;
  • Malattie benigne dell’apparato riproduttivo: in caso di endometriosi ovarica ricorrente o cisti mucinose ovariche ricorrenti prima degli interventi di chirurgia riduttiva;

Quali tecniche utilizzare?

Esistono molti approcci utilizzati nella preservazione della fertilità nei soggetti di sesso femminile, da quelli più semplici ad altri particolarmente complessi.

Ci sono due aspetti fondamentali da tener conto per decidere il tipo di metodica da fare in caso di preservazione della fertilità per motivi medici:

  • Rischio di sviluppo d’infertilità: dipende dalla malattia di cui la donna è affetta e dalle cure che deve ricevere;
  • Tempo che si ha a disposizione: in alcuni casi ci può essere la necessità di effettuare terapie o interventi in un tempo molto ristretto.

Tre le tecniche di preservazione della fertilità ricordiamo:

  • La “messa a riposo” delle ovaie, tecnica più semplice ma non sempre efficace, che consiste nella somministrazione di anticoncezionali o, più spesso, di GnRH agonisti;
  • Il trasferimento delle ovaie, mediante intervento chirurgico, dall’area sulla quale sarà somministrata la radioterapia, a una non interessata dall’irradiazione. A essa si ricorre per alcuni tipi di tumori dell’utero;
  • La crioconservazione di tessuto ovarico, ovociti (soprattutto in caso di preservazione della fertilità per motivi sociali) o embrioni. Di questi tre approcci la crioconservazione di ovociti e di embrioni è, in generale, il metodo più semplice, ma richiede il tempo necessario per somministrare una stimolazione delle ovaie e per raccogliere gli ovociti, eventualmente da sottoporre a fertilizzazione in vitro. Il medico deve in questi casi valutare le priorità, fra l’inizio della cura per il tumore, da una parte, e l’attesa dell’esecuzione della stimolazione delle ovaie e della raccolta degli ovociti dall’altra, prima di scegliere la procedura da applicare.

Un quadro particolare è quello della preservazione della fertilità nei soggetti che non hanno ancora avuto lo sviluppo della pubertà. In questi casi, si potrebbe procedere al prelievo di tessuto delle ovaie e alla sua crioconservazione. Si tratta di una procedura sperimentale, che comporta aspetti metodologici complessi, ma che, in alcuni casi, non ha scelte.

Una volta guarita la malattia e accertato che le cure che mettono a rischio la fertilità non sono più necessarie, si dovrà valutare, nei tempi compatibili con le scelte della donna e nei modi conseguenti alla procedura di preservazione della fertilità applicata, come ottenere il concepimento.

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