Ovodonazione

IL PROGRAMMA DI DONAZIONE DEGLI OVOCITI

Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della legge 40 che, entrata in vigore 10 anni fa, vieta il ricorso ad un donatore esterno alla coppia di ovociti o liquido seminale nei casi di infertilità.

In differenti condizioni la fertilità di una donna è ormai drasticamente compromessa o esaurita, con bassissima o nulla possibilità di ottenere una gravidanza con i propri ovociti (fecondazione omologa) sia spontaneamente sia con le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita disponibili.

In questi casi è possibile ricorrere alla fecondazione in vitro con donazione di ovociti (fecondazione eterologa) ovvero una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita che prevede l’impiego di ovociti donati in modo volontario e disinteressato da una donna, esterna alla coppia e chiamata “donatrice”, ad un’altra donna, chiamata “ricevente”, che non può utilizzare i propri ovociti.
La Donazione degli ovociti è assolutamente anonima. Per nessun motivo può essere rivelata l’identità della donatrice alla ricevente né viceversa. La Procreazione Medicalmente Assistita con donazione di ovociti offre le più alte probabilità di successo per trasferimento embrionale. Tale risultato è correlato ad embrioni con un alto potenziale di impianto, in quanto generati da ovociti di donne giovani e fertili, ed alla possibilità di preparare l’endometrio nel modo ottimale per ricevere gli embrioni.

Tale tecnica richiede notevole coordinazione e sincronizzazione da parte dell’équipe di Riproduzione Assistita per la quale è necessaria molta professionalità ed esperienza del team medico e biologico.

La gravidanza ottenuta con tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita con ricorso alla donazione di ovociti ha lo stesso decorso di una gravidanza insorta spontaneamente e con fecondazione in vitro omologa e deve essere seguita con analoghe modalità.

LE PRINCIPALI INDICAZIONI AL PROGRAMMA DI DONAZIONE DEGLI OVOCITI

Donne di età avanzata. Ogni donna riceve durante la vita fetale un numero ben definito di follicoli ovarici che costituiscono la riserva ovarica. Durante l’età riproduttiva e fino alla menopausa il numero dei follicoli tende progressivamente a diminuire. Il declino della fertilità correlato all’età femminile, più evidente dopo i 38 anni, è estremamente variabile da donna a donna e rappresenta uno dei punti critici in grado di limitare la possibilità di una donna di concepire spontaneamente o mediante tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita che prevedono l’impiego dei propri ovociti.

Donne con deficit precoce dell’attività ovarica. Nel 10% della popolazione femminile si verifica un fenomeno di precoce invecchiamento ovarico (“early ovarian aging”) prima dei 40 anni. Il prematuro esaurimento dei follicoli ovarici è riconducibile a molteplici e variegate condizioni correlate a deficit quantitativo e/o qualitativo dei follicoli, presente fin dalla vita endouterina o acquisito nell’età riproduttiva in relazione a:

Fattori ereditari

Portatrici della sindrome dell’X fragile

Alterazioni enzimatiche

Galattosemia, deficit di 17-α-idrossilasi

Fattori infettivi

Parotite

Fattori ambientali

Tabagismo, inquinanti

Patologie autoimmuni

Esposizione ad immunodepressori ad alti dosaggi

e per lungo periodo

MEN, Sindrome di Addison, diabete mellito insulino-dipendente, ipotiroidismo

Donne con deficit primitivo del tessuto ovarico. La mancata comparsa della prima mestruazione nella pubertà può essere dovuta al mancato sviluppo delle ovaie durante la vita fetale secondaria a disgenesia gonadica su base cromosomica (Sindrome di Turner) o disgenesia gonadica pura (Sindrome di Swyer) o ad un’alterata attività ovarica (Sindrome di Savage o dell’ovaio resistente).

Donne affette da patologie oncologiche. Una drastica riduzione della riserva ovarica può essere causata da patologie tumorali. Il danno ovarico è strettamente dipendente da tipo e stadio della neoplasia, età, eventuali altre patologie associate (cardiache, renali, epatiche) e, non secondariamente, terapia antitumorale attuata.

E’ noto come la chemioterapia, soprattutto con l’impiego di Ciclofosfamide, esponga la donna ad un maggior rischio di insufficienza ovarica al termine della terapia, sia per effetto tossico sulle cellule ovariche sia indirettamente mediante alterazioni endocrinologiche di lunga durata a carico di tiroide ed ipofisi. La radioterapia addomino-pelvica, singolarmente o in combinazione con la chemioterapia, può indurre un danno ovarico dipendente da numerose variabili della procedura adottata.

Donne affette da patologie ginecologiche. L’endometriosi con localizzazione pelvica, le formazioni cistiche ovariche di varia natura, soprattutto se voluminose o recidivanti, rappresentano delle condizioni per cui la donna può essere costretta a sottoporsi ad interventi demolitivi a carico dell’ovaio con conseguente drastica ed irreversibile perdita totale del tessuto ovarico e, quindi, della riserva ovarica.

Donne con storia di ripetuti fallimenti delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita per assente risposta alla terapia di induzione dell’attività ovarica, mancata fertilizzazione degli ovociti per scarsa qualità degli stessi, o ripetuto mancato impianto degli embrioni.

Donne portatrici di anomalie cromosomiche o genetiche, tali da non essere compatibili con la vita o responsabili di ripetuti aborti spontanei, con elevato rischio di trasmissione alla prole.

TAPPE PRINCIPALI DEL PROGRAMMA DI OVODONAZIONE

FASE 1: Selezione della donatrice
FASE 2: Stimolazione dell’attività ovarica della donatrice
FASE 3: Preparazione endometriale della ricevente
FASE 4: Recupero degli ovociti e loro inseminazione
FASE 5: Transfer degli embrioni
FASE 6: Gestione degli embrioni in sovrannumero

FASE 1: Selezione della donatrice

La scelta della donatrice prevede un accurato e meticoloso processo di selezione polispecialistico da parte della nostra equipe mediante:

  • visita medica e ginecologica, counseling psicologico;
  • esami ematochimici volti a valutare lo stato generale di salute della donatrice;
  • screening infettivo per epatite B, epatite C, HIV e sifilide; citomegalovirus;
  • cariotipo ed indagini genetiche per escludere che la donatrice sia portatrice delle malattie ereditarie più frequenti nella popolazione generale.

Lo screening genetico comprende la valutazione di cariotipo, fibrosi cistica, talassemia; ulteriori indagini genetiche vengono eseguite su indicazioni specifiche per la singola coppia. Particolare attenzione è volta all’anamnesi familiare della potenziale donatrice di ovociti: la familiarità per malattie genetiche e neurodegenerative rappresenta un elemento di esclusione dal programma di ovodonazione.

Le donatrici solo esclusivamente donne di giovane età (inferiore a 35 anni) e di comprovata fertilità. Entrambe queste condizioni assicurano la miglior risposta alla terapia di induzione dell’attività ovarica in termini sia di recupero di ovociti sia di qualità degli stessi.

Infatti con l’avanzare dell’età della donna aumenta in modo esponenziale la percentuale di ovociti di peggiore qualità, potenzialmente portatori di anomalie cromosomiche o genetiche, tali da non essere compatibili con la vita o responsabili di aborti spontanei.

La fertilità della potenziale donatrice è valutata mediante il riscontro di eventuali proprie gravidanze già portate a termine ed il profilo ormonale (FSH, LH, 17-β-estradiolo in 2 °o 3° giorno del ciclo mestruale ed ormone antimülleriano, indice della riserva ovarica residua).

La selezione della ovodonatrice più idonea per ogni singolo caso è volta anche a far sì che ci sia la massima compatibilità possibile con la futura madre per caratteristiche sia cliniche (gruppo sanguigno) sia fisiche (etnia, fenotipo,corporatura, carnagione,colore e tipo di capelli,colore degli occhi).

L’attribuzione a ogni paziente di una donatrice avviene in modo da garantire la miglior qualità della donazione stessa e le più alte percentuali di gravidanza. La nostra clinica pratica l’egg-sharing una forma di donazione in cui una donna che si sta sottoponendo ad un trattamento di fecondazione assistita, e che risponde ai criteri di selezione per le donatrici definiti dal Centro, decide di donare in modo volontario, gratuito ed anonimo gli eventuali ovociti in sovrannumero.

FASE 2: Stimolazione dell’attività ovarica della donatrice

La donatrice viene sottoposta ad una terapia ormonale che, agendo a livello ovarico, stimola la produzione di più follicoli contemporaneamente da cui è possibile poter recuperare più ovociti.
L’induzione della crescita follicolare multipla prevede la somministrazione di gonadotropine, sostanze ad azione ormonale fisiologicamente prodotte dall’ipofisi e ad azione sulle ovaie: ormone follicolo stimolante (FSH), in grado di reclutare e far sviluppare i follicoli ovarici, e ormone luteinizzante (LH), responsabile dell’ovulazione.

Tali farmaci vengono somministrati con iniezioni giornaliere sottocutanee a vari dosaggi e secondo protocolli diversificati sulla base delle condizioni cliniche ed ormonali.
Gli effetti collaterali delle gonadotropine, soggettivamente percepiti, sono per lo più conseguenti al progressivo incremento degli estrogeni circolanti nelle fasi finali della terapia, in relazione anche al numero dei follicoli prodotti ed alle loro dimensioni (transitorio incremento di peso, ritenzione idrica, senso di gonfiore, nausea).

In corso di terapia la risposta ovarica è valutata mediante seriati monitoraggi ecografici delle ovaie e dosaggi ormonali ematici, che permettono di modulare la terapia, la cui tempistica é dipendente dalla velocità di crescita dei follicoli.

Quando i follicoli ovarici hanno raggiunto un diametro adeguato, in accordo con il livello di estrogeni circolanti, è necessario assumere per via sottocutanea la gonadotropina corionica, l’ormone responsabile della maturazione finale degli ovociti.

FASE 3: Preparazione endometriale della ricevente

In modo sincronizzato con la terapia di induzione dell’attività ovarica della donatrice la donna che riceverà gli embrioni deve sottoporsi ad una terapia farmacologica ormonale di semplice gestione (compresse e cerotti) volta ad ottimizzare le caratteristiche dell’endometrio, la mucosa che riveste l’interno della cavità uterina. Viene creato a livello dell’endometrio l’ambiente ottimale per favorire l’impianto dell’embrione.
In corso di terapia la donna ricevente dovrà eseguire controlli ecografici pelvici per la valutazione delle caratteristiche dell’endometrio.

FASE 4: Recupero degli ovociti e loro inseminazione

Da 35 a 37 ore dopo l’assunzione della gonadotropina corionica umana si procede al prelievo degli ovociti (pick-up ovocitario). Dal liquido follicolare vengono isolati gli ovociti che vengono inseminati con il liquido seminale del partner maschile della ricevente, prodotto direttamente in clinica in un ambiente dedicato.

L’inseminazione degli ovociti può avvenire con tecnica FIV-ET (più spermatozoi vengono messi a contatto con l’ovocita) o ICSI (un singolo spermatozoo è iniettato nel citoplasma dell’ovocita).
Il giorno successivo il biologo verifica l’avvenuta fecondazione al microscopio, testimoniata dalla presenza di 2 pronuclei (due piccole formazioni centrali di forma sferica) all’interno degli ovuli; i pronuclei sono la sede del corredo cromosomico.

L’ovocita fecondato darà origine allo zigote, le cui cellule continueranno a moltiplicarsi in modo esponenziale nei giorni successivi.

FASE 5: Transfer degli embrioni

Dopo 3 o 5 giorni di coltura degli embrioni si procede al loro trasferimento nell’utero della donna ricevente. Si tratta di una procedura semplice ed indolore, della durata di pochi minuti. Un catetere flessibile dedicato viene utilizzato per posizionare gli embrioni nel modo migliore in prossimità del fondo dell’utero sotto guida ecografica, con sonda transaddominale e a vescica piena.

Il numero di embrioni da trasferire viene stabilito per ogni singolo caso tenendo in considerazione la qualità degli embrioni e, non da ultimo, la scelta della coppia per quanto riguarda l’insorgenza di una gravidanza gemellare.

Lo scopo è trasferire il minor numero possibili di embrioni, senza ridurre però le possibilità di successo della tecnica. Questo per evitare, per quanto possibile, gravidanze multiple per le potenziali complicanze ostetriche correlate allo sviluppo di più feti e al relativo costo emotivo, finanziario e familiare.

Dopo il trasferimento embrionale la donna deve rimanere sdraiata per qualche minuto e per i giorni successivi le viene consigliato di evitare sforzi fisici, ma non osservare assolutamente il riposo completo in quanto è ormai dimostrato che non aumenta le possibilità di gravidanza.

E’, invece, fondamentale che assuma la terapia di supporto ormonale e non, specifica per la condizione clinica di ciascuna donna.
Due settimane dopo l’inseminazione degli ovociti la donna ricevente provvederà ad eseguire un prelievo di sangue per il dosaggio della gonadotropina corionica umana (bHCG) che accerterà o meno lo stato di gravidanza.

FASE 6: Gestione degli embrioni in sovrannumero

A seguito di un programma di Procreazione Medicalmente Assistita con donazione di ovociti è possibile che si generino più embrioni, tali da non poter essere trasferiti nell’utero della ricevente tutti insieme “ a fresco”.
In tale condizione gli embrioni soprannumerari vengono crioconservati. Tale tecnica è resa possibile dalla capacità dell’embrione umano di essere congelato, dallo stadio di zigote a quello di blastocisti, in azoto liquido a -196°C, conservato per lungo tempo (abbiamo avuto gravidanze dopo 12 anni di congelamento) e sopravvivere nel 95% dei casi allo scongelamento.

L’Alma Res impiega esclusivamente il processo di congelamento all’avanguardia detto vitrificazione. Questa tecnica prevede un’estrema velocità di raffreddamento congelamento “ultrarapido” che, mediante appositi supporti e terreni di coltura supplementari con alte concentrazioni di crioprotettori, protegge il materiale biologico dal danno termico.

 

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