Esami in gravidanza

Valutazione del benessere materno

Peso corporeo. Dall’inizio della gravidanza e a cadenza mensile è importante fare una valutazione del peso corporeo materno, soprattutto se la donna è in sovrappeso, per evidenziare precocemente un possibile eccessivo incremento ponderale che non giova all’accrescimento del feto ed espone la mamma a possibili complicanze, quali maggior predisposizione ad ipertensione gestazionale, diabete gestazionale ed alterazioni metaboliche;

Pressione arteriosa. In donne non affette da ipertensione arteriosa è importante che, in assenza di altra indicazione medica, dal secondo trimestre di gravidanza, si effettui la misurazione della pressione arteriosa a domicilio e possibilmente in momenti differenti della giornata a cadenza settimanale. Può essere utile registrare i valori pressori riscontrati in un diario da far visionare al proprio ginecologo.
Le donne affette da ipertensione arteriosa già prima della gravidanza dovranno eseguire delle misurazioni dei valori pressori già dal primo trimestre e con maggior frequenza, secondo indicazione medica;

Esami ematochimici. Dal primo trimestre di gravidanza ed in mancanza di patologie intercorrenti a cadenza mensile la donna deve effettuare un prelievo di sangue per la valutazione di: emocromo, glicemia, funzionalità epatica e renale, coagulazione, esame delle urine con eventuale urinocoltura, protidemia con protidogramma, test di Coombs (se il fattore Rh del gruppo sanguigno è negativo) e screening delle malattie infettive. Particolare attenzione è rivolta a Toxoplasmosi, Citomegalovirus, Rosolia ed Herpes Simplex Virus di tipo 2, per evidenziare una possibile sieroconversione;

PAP-TEST. Va eseguito all’inizio della gravidanza se non è stato effettuato nei precedenti 18 mesi, per escludere lesioni pretumorali o tumorali del collo dell’utero in corso e non ancora diagnosticate;

Tampone cervico-vaginale. All’inizio della gravidanza è opportuno eseguire un tampone cervico-vaginale completo; in prossimità del termine di gravidanza particolare attenzione è riservata alla ricerca dello Streptococco β-emolitico. L’obiettivo é escludere la presenza di infezioni vaginali che possono potenzialmente esporre la gravidanza a complicanze (aborto, rottura prematura delle membrane…) se non tempestivamente ed adeguatamente trattate;

Curva glicemica. In assenza di altra indicazione medica tra la 24 e la 28 settimana di gestazione la donna deve sottoporsi a curva glicemica da carico di glucosio (75 grammi di glucosio e con misurazione della glicemia a tempo 0’, 60’ e 120’) per evidenziare una condizione di intolleranza glicemica che richiede una sorveglianza clinica maggiore, per le possibili complicanze per la mamma e per il feto.

Valutazione del benessere fetale

Ecografia ostetrica

I° trimestre di gravidanza: l’ecografia ostetrica eseguita entro la 12 settimana di gravidanza permette di:

  • fare diagnosi di gravidanza uterina o extrauterina (impianto in sede anomala della camera gestazionale);
  • valutare il numero dei poli embrionari (gravidanza singola o gemellare) e la rispettiva attività cardiaca;
  • datare la gravidanza per accertare concordanza o discrepanza tra l’epoca di amenorrea (settimane intercorse dal I° giorno dell’ultima mestruazione) ed epoca gestazionale effettiva (valutata in base ad alcuni parametri dell’embrione).

II° trimestre di gravidanza: tra la 20 e la 22 settimana di gestazione l’ecografia morfologica permette lo studio accurato degli organi e degli apparati fetali potendo evidenziare le principali malformazioni fetali. In alcune condizioni specifiche è possibile anticipare tale esame di circa 2 settimane. L’ecocardiografia fetale è indicato per lo studio dell’anatomia e della funzionalità del cuore e risulta indispensabile per la diagnosi delle principali cardiopatie congenite.

III° trimestre di gravidanza: tra la 32 e la 36 settimana di gestazione l’ecografia ostetrica ha l’obiettivo di valutare l’accrescimento fetale, la quantità del liquido amniotico, le caratteristiche della placenta e la posizione del feto. Permette di evidenziare difetto o eccesso di crescita intrauterina e deve essere completata con l’esame di flussimetria materno-fetale volto a studiare la circolazione utero-placentare sul versante materno e fetale.

Diagnosi prenatale

Non invasiva: sono a disposizione differenti test di screening che, pur non permettendo di fare diagnosi certa di aneuploidie fetali (anomalie dell’assetto cromosomico fetale) offrono la possibilità di stimare la probabilità che il feto in esame sia portatore di alcune delle anomalie del numero dei cromosomi tra le più frequenti nella popolazione generale, quali trisomia dei cromosomi 21, 13 e 18, aneuploidie dei cromosomi sessuali X e Y.

Nel I° trimestre di gravidanza il rischio presunto di aneuploidie fetali è stimato con Bi-test e Tri-test che combinano l’esame di alcuni markers biochimici (gonadotropina corionica umana, α-feto-proteina ed estriolo) con l’età della futura mamma e con lo spessore della plica nucale del feto (translucenza nucale), misurata ecograficamente.

Negli ultimi anni si sta affermando sempre più, come test di screening, il test prenatale basato sull’analisi del DNA fetale (patrimonio genetico) circolante libero nel circolo materno. Per analizzare il rischio delle trisomie fetali più comuni e l’aneuploidia dei cromosomi X e Y è possibile eseguire un prelievo di sangue materno a partire dalla 10 settimana di gravidanza.

Può essere preso in considerazione sia per le donne risultate ad alto rischio dai test di screening precedenti, sia per le donne che non hanno avuto accesso a nessun test di screening.
La stima del rischio è, tuttavia, limitata a specifiche aneuploidie, non selettiva per singoli geni e non applicabile alle gravidanze gemellari (i risultati ottenuti non distinguono un feto dal feto gemello).

Invasiva: è indicata per le donne considerate ad alto rischio di anomalie cromosomiche fetali in quanto di età superiore ai 35 anni, in presenza di anomalie morfologiche fetali riscontrate ecograficamente, con altri figli affetti da patologie cromosomiche o portatrici di riarrangiamenti cromosomici che, silenti nella mamma, potrebbero risultare incompatibili con la vita per il feto o causa di severi deficit.

La villocentesi, eseguibile dalla 9 settimana di gravidanza, consiste nel prelievo ecoguidato, attraverso un sottilissimo ago inserito per via addominale, di una piccola porzione di villi coriali (tessuto placentare) su cui viene eseguita l’analisi cromosomica e genetica.

L’amniocentesi, da eseguire preferibilmente tra la 16 e la 18 settimana di gravidanza, permette di eseguire l’analisi cromosomica e genetica (fibrosi cistica, sordità congenita…) sulle cellule presenti nel liquido amniotico, aspirato con un sottilissimo ago inserito per via addominale sotto guida ecografica.

Entrambe le tecniche offrono sensibilità e specificità prossime al 100% per cui risultano esami non di screening ma diagnostici; sono, tuttavia, gravate da una percentuale di interruzione della gravidanza, a seguito della procedura, del 1% circa, strettamente dipendente dall’esame in sé e dall’esperienza dell’operatore.

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